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Manifesto politico del movimento.
Pro s' Indipendèntzia e sa Repùbrica de Sardigna.
Capitolo X Non
aspetteremo dunque che siano gli altri a cambiare le cose per noi; quale
indipendentismo c’è in un agire politico che segue le cose del mondo,
che aspetta che siano gli avvenimenti del mondo e gli altri a produrre
le condizioni della nostra indipendenza? Quale indipendentismo c’è in
una impostazione politica che si affida agli altri per cambiare le cose,
o che, nascondendosi dietro un falso “realismo”, sostanzialmente non
crede che i sardi possano farcela a ottenere l’indipendenza con le
proprie forze, ma già la vincola, nella sua impostazione pratica e
concettuale, a fattori totalmente esterni? Certo, noi sappiamo che non
basta la nostra volontà a determinare la storia, ma perché dovremmo
smettere di avere fiducia nel fatto che noi possiamo farcela? Ma
la cosa ancora più importante è che questa mancanza di fiducia
nasconde un meccanismo ancora più perverso, doppiamente perverso. In
primo luogo infatti mina qualsiasi sentimento di fiducia in se
stessi dei sardi, continua a parlar loro di ciò che non si può
fare, continua a raccontargli la storia sarda come se fosse fatta solo
di dominazioni, gli parla ancora del loro essere “poco, locos e male
unidos”, insinua in loro un discorso e un sentimento fatalista, o al
più, risentito. Questa impostazione non ha il coraggio di inventare
nulla, di cambiare stereotipie, di proporre ai sardi di guardare a se
stessi in modo diverso, e ciò forse perché non sa, non può o
non ha il coraggio di raccontare la storia della libertà dei sardi,
delle lotte e dei desideri che per millenni hanno attraversato questa
terra e sospinto il nostro popolo nei momenti migliori. In
secondo luogo questa impostazione implica che ci si possa comodamente
mettere ad aspettare che si aprano le possibilità dell’indipendenza:
ma la verità è che se queste condizioni non le creiamo noi, anche se
per un movimento rocambolesco della storia queste si creassero, noi
non saremmo pronti a sfruttarle. Se noi non creiamo la coscienza
indipendentista, dunque se noi non abbiamo fiducia nel fatto che noi
possiamo costruire la nostra indipendenza, indipendentemente dagli
eventi esterni che potrebbero frapporsi al nostro obbiettivo, noi ci
troveremmo, nel momento in cui il “caso” o la “Storia” ci
concedesse la nostra opportunità di libertà con un popolo talmente
convinto di essere italiano tale che esso finirebbe per rifiutare la
possibilità di diventare indipendente. Immaginate
che lo Stato italiano si disgreghi a causa di una qualche causa ad esso
interna o esterna: provate ad immaginare adesso che in quel momento per
i sardi si apra la possibilità di scegliere ciò che vogliono fare di
loro stessi. Ma immaginate anche che in tutti quegli anni precedenti i
sardi abbiano vissuto convinti di essere italiani, senza nessuno stimolo
seriamente indipendentista. Cosa credete che farebbero? Diventerebbero
probabilmente i più strenui difensori dell’Italia e della sua unità:
la Sardegna rimarrebbe forse l’unico “pezzo d’Italia”,
l’ultimo baluardo, anche quando tutto il resto si fosse costituito in
chissà quali incredibili repubbliche. Assurdo? No, è già successo e
in parte succede tutt’ora. |
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