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Manifesto politico del movimento.

Iscritos de IRS / Lìberu 1:

Pro s' Indipendèntzia e sa Repùbrica de Sardigna.

 

Capitolo XI

Certo costruire l’indipendentismo e la Repubblica Sarda, richiede tempo, fiducia, pazienza. Non si può credere che cambiare le cose sia facile.

Come diceva Antoni Simon Mossa: «La via dell’indipendenza è lunga, difficile, costellata di trabocchetti, di sofferenze, di rinunce, di amare delusioni, e – soprattutto – di sconfitte. Ma noi crediamo, dobbiamo credere,  dobbiamo far credere anche gli altri nostri fratelli. Illuminarli e cancellare le loro illusioni integrazioniste, spazzare il servilismo di sempre. [Soltanto così] serviremo il popolo sardo, questo piccolo grande popolo che ha paura di essere salvato da un avvenire pieno di caligine e di miseria. Questo popolo che vuole essere distrutto»

Del resto come una vecchia, grossa e ingombrante nave che reagisce al cambiamento di rotta sempre in ritardo rispetto al comando, rispetto a quel timone già girato, così potrebbe essere per noi la storia.

Forse abbiamo già compiuto la manovra decisiva, la manovra giusta, e forse la storia ha già iniziato a virare nel nostro verso ma il cambiamento della direzione ha bisogno del suo tempo e anche quando inizia realmente è difficile percepirlo: il mare è così grande e se la terra non si vede ancora e avete perso l’abitudine a guardare le stelle quell’immensità sarà talmente vuota da sembrarvi senza punti di riferimento e dunque renderà impossibile capire se veramente si è virato verso altrove.

L’importante nel mentre è non distrarsi, tenere il timone ben saldo, continuare a manovrare affinché il cambio di rotta avvenga davvero e avvenga nel miglior modo possibile, dato che, come succede in mare, le onde – del tempo e del mondo – non vi permetteranno mai di ottenere esattamente ciò che volevate, come lo volevate.

Ma và detto: tenendo o girando timoni in mezzo alla tempesta o all’immenso mare calmo, non possiamo dire fin da principio dove arriveremo. Davanti a queste forze ben poco appare dipendere da noi. Ma che senso avrebbe abbandonarsi alla deriva, mollare la presa, lasciare la nostra nave (forse una piccola barca a vela o forse una zattera, o magari un agile surf) totalmente in balia delle correnti e dei venti? Noi proviamo a fare la nostra parte: così, quando saremo costretti ad abbandonarla, questa nave che è la vita, sentiremo e sapremo, che almeno da qualche parte siamo andati, almeno ci abbiamo provato, non siamo restati fermi o inerti.

 

 

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