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Manifesto politico del movimento.

Iscritos de IRS / Lìberu 1:

Pro s' Indipendèntzia e sa Repùbrica de Sardigna.

 

Il fondamento dell'Autonomia: la vergogna di essere sardi.

Iniziano ad accumularsi qui i segni sempre più evidenti di come l’Autonomia e la sua cultura, di cui Lussu è semplicemente la figura esemplare, nascano sulla base di un distacco dalla cultura del Popolo Sardo, e peggio ancora, sulla base di una vergogna nei confronti di quella stessa cultura che sfocia nel desiderio di agire e soffrire (fino ad arrivare a rischiare la vita) per un altro popolo.

Non a caso fu quella stessa cultura autonomista a scordarsi il debito profondo che aveva con le morti della Prima Guerra mondiale.

Al fondo di quel sacrificio vi era infatti tutta la violenza di una negazione di identità e libertà giocata contro un intero popolo; vi era la radicale e disperata umanità di una vicenda che ci accomuna a tutti quegli altri popoli (che difficilmente hanno volontariamente offeso qualcuno nella loro storia) che come noi sono arrivati a quel massimo di perversione in cui hanno negato gli altri contro cui non avrebbero dovuto aver nulla – uccidendoli materialmente –, mentre negavano se stessi, abdicando alla loro diversità, incapaci di chiamarsi fuori, lasciandosi prendere dal meccanismo per cui se si era stati “chiamati” a partecipare era perché si era italiani e si era italiani perché si era stati “partecipanti”.

Noi siamo chiamati, grazie anche alla distanza temporale che si è frapposta e alla coscienza di noi stessi che abbiamo maturato, a dar senso a tutto ciò comprendendo che coloro che si ritrovarono nel paradosso furono coloro che più forte subirono l’acculturazione: la classe dirigente del PSd’Az, da tale punto di vista non rese molto onore a quelle morti, o perlomeno lo rese a suo modo, in definitiva lasciando intendere che quei Sardi combatterono giustamente (non a caso quelle morti vennero usate come se si potesse metterle su una bilancia in cui misurare ciò che ci spettava dallo Stato come in un mero scambio mercantilistico: poco spazio per una domanda più inquietante: “perché andare a trattare con i propri aguzzini?”).

Ma è ciò che noi sappiamo oggi che conta: non c’era per i Sardi nulla di giusto in quelle guerre, nemmeno l’idea di difendere la loro libertà, visto che non combattevano per loro e non combattevano come popolo.

Ma è evidente che a tale considerazione possiamo arrivare noi che abbiamo un sentimento di appartenenza che ci lega nel tempo e nella memoria a coloro che ci hanno preceduti su questa terra e che, coscienti o meno lo fossero, hanno sofferto e non hanno mai trovato giustizia proprio perché erano diversi.

Cosa troppo difficile da capire per quei sardi unionisti ed italianizzati che avevano indissolubilmente legato il loro prestigio personale alle sorti di un’altra cultura che probabilmente ritenevano migliore.

 

 

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