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Manifesto politico del movimento.
Pro s' Indipendèntzia e sa Repùbrica de Sardigna.
Rimozione e conflitto La
rimozione della cultura sarda è avvenuta ed avviene ad opera di quella
italiana: il contatto con le altre culture avviene sulla scorta di
quest’ultima e con la sua mediazione, non solo linguistica. (e questo
sarebbe già abbastanza per dire che diventando italiani ci siamo chiusi
alla possibilità di aprirci agli altri a modo nostro). Del resto (e in
questo senso le vicende di tanti popoli colonizzati da potenze a loro
lontane geograficamente e culturalmente lo dimostra) la cultura
anglo-americana rimane comunque “distante” e il suo accoglimento è
generalmente riletto nelle griglie culturali d’appartenenza (statal-nazionale). Il
desiderio di acculturazione e di identificazione che una cultura crea e
porta con sé non è avvenuto nel nostro caso, ad esempio, nei confronti
dell’inglese (che rimane una “lingua straniera”), bensì
dell’italiano. E’ stato per l’italiano che le madri hanno smesso
di parlare in sardo ai loro figli; e, lo si noti, che si dia un
conflitto molto profondo lo dimostra il fatto che non solo era un bene
imparare l’italiano, ma era anche utile scordarsi il sardo che in
quanto tale inficiava la bontà degli sforzi fatti per diventare dei
perfetti italiani. Forse
tanti di quegli intellettuali sardi che con cattiveria e livore – per
non dire razzismo – si scagliano contro l’indipendentismo e contro
la cultura sarda – additandoli come freno e limite della nostra
esistenza – sono cresciuti, come tanti altri in passato, prendendo
bacchettate e schiaffi per tutte le parole in sardo che gli
“scappavano” a scuola: ed invece di prendersela con gli insegnanti e
lo Stato che questi rappresentavano hanno iniziato ad odiare e maledire
la terra e la cultura in cui sono nati e cresciuti. Poveri loro e i loro
complessi: e pensare che sono quelli che forse meritano la nostra
maggiore compassione, quelli che hanno trascorso un’infanzia triste e
dolorosa di cui danno le responsabilità alla “sardità”…forse
sono coloro per cui questa lotta va fatta maggiormente, benché siano
quelli che meno se lo meritino, sono infatti coloro che più hanno
subito i danni delle dominazioni della nostra terra: probabilmente non
ci ringrazieranno di questo (e del resto noi non lo facciamo solo per
loro) ma di certo noi andremo avanti nel cammino di liberazione del
nostro popolo. |
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