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Manifesto politico del movimento.

Iscritos de IRS / Lìberu 1:

Pro s' Indipendèntzia e sa Repùbrica de Sardigna.

 

Stigmatizzazione culturale: la complicità dell'autonomismo.

Ovviamente questa dinamica che abbiamo sommariamente, e dunque provocatoriamente, tracciato è stata favorita, per non dire promossa, dalla cultura autonomista.

Essa non solo è nata, come abbiamo ampiamente dimostrato, sulla negazione della cultura sarda, ma ha anche favorito la sua “stigmatizzazione”, la sua banalizzazione, il suo divenire qualcosa di distante e distaccato da tutti noi: qualcosa talmente vituperato e screditato da non poter esercitare più il suo fascino, la sua forza di identificazione (basti pensare alla riduzione della lingua sarda a “dialetto” o al modo in cui viene trattato il patrimonio culturale sardo: ponti “giudicali” che diventano “romani”, nomi dei prodotti sardi cambiati in italiano, campionati di morra e istrumpa che diventano “regionali” pur essendo praticati solo in Sardegna – processo uguale e inverso a quello degli USA dove chi vince il campionato di football americano diventa “campione del  mondo”, ma almeno lì è una esaltazione in positivo… - ecc.).

Quando si parla della “vergogna di sé” dei sardi, del loro “non piacersi”, dei loro “complessi di inferiorità” – cose attestate da più parti e da più voci – non si può far finta che siano dei processi nati dal nulla o imposti da chissà quale lontana ed invisibile potenza. Si tratta invece di un conflitto storico e determinato, che è nato dall’incontro/scontro fra due culture e si è evoluto come si è evoluto principalmente a causa delle posizioni prese dai sardi, e dunque internamente alla Sardegna. Ciò non sta certo a significare che non vi siano trame e relazioni che legano questo conflitto ad altri a livello planetario, ma solo che certe dinamiche vanno viste a partire da questo luogo determinato che è la Sardegna, che ne è il vero centro (più che in tanti altri conflitti indipendentisti dove la situazione interna è più compatta e il conflitto è quasi tutto con lo Stato).

Per rendercene ulteriormente conto e per tenere la memoria in tensione seguiamo questo passo:

«La madre, la Gran Madre, non è soltanto di là dal mare, dalle Alpi all’Etna come declama l’obliosa retorica: la Gran Madre è di qua dal mare, come di là: qui ha una sua sede essenziale e il suo cuore palpita nel Gennargentu come in centro vitale, non come in umile arto lontano.

Italia è qui dove è intatta sanità e vigore di sangue, profondo sentimento di razza, incontaminata verginità della stirpe.

Italia è qui, immune da ogni commistione di interessi o stirpi ostili: dove nessun linguaggio suona che non sia latino: dove l’internazionalismo – della banca, dell’industria, delle sette – non inquina i centri nervosi della vita nazionale…

Qui veramente è sola e pura e tutta Italia!»

Questo scritto di Umberto Cao del 1918 ha un titolo abbastanza significativo: Per l’Autonomia.

 

 

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