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Manifesto politico del movimento.

Iscritos de IRS / Lìberu 1:

Pro s' Indipendèntzia e sa Repùbrica de Sardigna.

 

Appendice documentaria

Il pericolo separatista

Di Camillo Bellieni. Da "Il Solco", 19 maggio 1922

 

Nel discorso pronunciato l'altro giorno alla Camera sul bilancio dei lavori pubblici, l'on. Cao[1] ha tenuto a respingere ancora una volta l'accusa di separatismo fatta al gruppo parlamentare autonomista e al Partito Sardo d'Azione.

Nell'esprimere un suo personale convincimento egli ha insieme tradotto con esattezza ed efficacia il pensiero del nostro partito.

         Ma crediamo che l'on. Cao sia andato troppo oltre escludendo addirittura ogni minaccia separatista in Sardegna.

         A noi sembra invece che il pericolo che egli dà quasi per completamente scontato, sia più reale ed imminente di quanto le autorevoli assicurazioni del nostro deputato nelle quali è più, forse, un augurio, che non una esatta riproduzione della realtà delle cose tendano a lasciar credere.

          Infatti, l'opinione delle nostre masse rurali, forse senza che i nostri maggiori esponenti se ne avvedano, o per lo meno, senza che se ne rendano conto preciso, si va orientando, ad opera specialmente dei giovani sardi che spiegano una lenta ma infaticabile propaganda a favore delle loro idee, verso una concezione di autonomia assai più accentuata di quella che noi del partito sardo d'azione andiamo sostenendo e che si risolve in un vero e proprio separatismo politico.

Sarebbe vano dissimularselo: la tendenza al separatismo, nei paesi dell'interno, in mezzo ai nostri contadini va guadagnando ogni giorno più terreno.

Chi volesse dare ragione dello strano fenomeno, troverebbe forse più d'una ragione plausibile.

Una di queste è nel fatto che la concezione separatista, quella che la massa comprende ed assimila con maggiore prontezza, e che pur es­sendo e rimanendo utopistica, risponde ad una logica ferrea ed assoluta e colpisce più vivamente ed impressiona l'animo delle folle.

La formula dell'autonomia amministrativa, qual'è prospettata nei programmi e nella propaganda quotidiana del partito sardo d'azione è certamente di più prossima realizzazione e risponde ai più pratici criteri, ma è nello stesso tempo troppo complessa per essere facilmente accessi­bile alla comprensione di un popolo come il nostro.

Il popolo ama ed afferra più rapidamente (e le ama forse per questa ragione) le formule semplici e chiare mentre non accetta quelle più com­plesse se non in seguito ad una instancabile e lenta opera di persuasione.

Ora la formula separatista è senza alcun dubbio, rispetto a quella autonomistica, la più semplice e la più diritta e la sua comprensione non richiede il più piccolo sforzo alla mente del nostro contadino.

Essa si offre con la forza persuasiva d'un ragionamento che si diri­ge allo scopo con una logica inesorabile: «sotto il dominio italiano, la Sardegna sta male. Perché dunque restiamo sotto questo dominio?».

Gli organi del governo in Sardegna, d'altra parte, fanno il tutto per aumentare la diffusione di una idea separatista.

Essi si sforzano, come è evidente, di soffocare la propaganda delle idee del partito sardo d'azione,

Ma, così facendo, non raggiungono altro risultato che quello di la­sciare pervenire alle masse idee sviate e confuse che contribuiscono alla creazione di uno stato sentimentale che è il più prossimo ad una mentali­tà nettamente separatista.

Bisogna infine convenire che mai terreno fu più della Sardegna, pro­pizio alla diffusione di idealità separatistiche.

Il popolo sardo è forse quello che meno di tutti gli altri ha dimenti­cato i suoi vecchi costumi e le sue antiche tradizioni, quello che ha me­glio conservato un istintivo spirito di indipendenza.

Esso oppone tenacemente a tutte le influenze estranee una resisten­za ostile ed accanita; considera stranieri ed intrusi coloro che non sono nati nel suolo dell'Isola e mantiene rispetto ad essi la stessa diffidenza ed ostilità che ha dimostrato in tutti i tempi a tutti gli invasori.

Per quanto si sforzino gli accesi tentativi d'un patriottismo facilone e parolaio di credere e di far credere il contrario, le nostre popolazioni, le masse rurali dell'interno, non hanno mai sentito o compreso l'unità nazionale.

La patria è assai meno d'una figura retorica, per i nostri contadini non esiste, l'Italia non si richiama alla memoria del nostro popolo se non attraverso le sembianze dell'esattore o del carabiniere, che sono gli unici e visibili rappresentanti del suo governo.

Chi pretende, in questo condizioni, ch'esso ami la patria italiana, pretende l'assurdo.

Piuttosto è facile che il popolo si adatti (ad) identificare l'Italia col suo Governo, che l'accomuni nel disprezzo e nell'odio che essa va conti­nuamente alimentando con le sue vessazioni e non nutra altra aspirazio­ne che quella di liberarsene.

Il giorno che qualcuno faccia comprendere al contadino sardo che questa aspirazione può tradursi in realtà, vedremo facilmente prodursi funesti avvenimenti per tutti.

Il pericolo è dunque meno da trascurarsi di quello che a prima vista non appaia.

Coltivare ancora delle illusioni al riguardo ci pare imperdonabile errore.

Errore ancora più grave è per noi non cercare in tempo utile, con tutti i mezzi opportuni, di arginare un pericolo di tal genere.

Vero è che, a tal'uopo, poco può giovare un discorso in parlamento.

Il governo italiano, accecato dalle ottimistiche relazioni dei funzio­nari servili, non è attualmente in grado di ascoltare e di apprezzare al suo giusto valore un simile ammonimento.

Non è lecito quindi aspettarsi dal potere centrale che, tornando su tutta la politica finora seguita, cessi, con atto di opportuna e saggia resi­piscenza, dal rappresentare in Sardegna la parte del più attivo collabora­tore di una tendenza separatista.

Ma è dovere nostro intensificare fra le masse la propaganda delle finalità del nostro partito e illuminare onestamente sul pericolo di simili illusioni che finirebbero, forse, per diventare gravemente dannose e per compromettere i futuri destini dell'Isola.

 

[1] Cfr. U. Cao, L’opera e i  discorsi parlamentari, Cagliari, 1924.

 

 

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