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Manifesto politico del movimento.
Pro s' Indipendèntzia e sa Repùbrica de Sardigna.
Capitolo VIII Prima
di unire i sardi bisogna dunque unire gli indipendentisti perché noi
vogliamo unire i sardi su di un progetto indipendentista e non così, su
quello che capita o su di una unione fine a se stessa, che poi è in
realtà sempre una finta unione utile solo per chi pensa di gestirla. Un
progetto di mera unione dei sardi, oltre a presupporre l’esistenza
proto-fondamentalistica di una sardità essenziale, indiscussa e
indiscutibile, che costituisce il dato di fondo che sostiene e motiva
l’unione, rischia di essere utile solamente a fornire al potere che
attorno ad esso si crea un consenso da gestire; una gestione ovviamente a
fini di potere, dunque una “politica” assolutamente identica a
quella che già oggi le classi dirigenti “sarde” praticano, dunque
una politica inutile e dannosa per i sardi stessi. È
evidente allora che siamo assolutamente distanti da tutti i progetti di
“case comuni”, anche laddove si definiscano “nazionalitarie”,
che uniscono i sardi giusto per unirli, case comuni autonomiste e
unioniste che dietro l’appello all’unità dei sardi nascondono la
volontà di mantenere le cose come sono o comunque prospettano
cambiamenti che sono tutt’altro che indipendentisti. Progetti senza
direzione e senso che generalmente chiedono a chi vi entra un unico
impegno: quello di rinunciare, in nome del “buon senso” del servo, a
qualsiasi idea indipendentista. Come sperare infatti che queste case
comuni costruite con il benestare del potere e ispirate alla logica
dello status-quo possano ottenere un “buon compromesso” se al loro
interno aleggia qualche fantasma indipendentista? Non è un caso che,
una volta che si formano a prescindere da chiunque vi partecipi, dal
loro interno si leva sempre, anche se non richiesta, la dichiarazione
che l’indipendentismo è “velleitario e astorico”. Inutile
dire che chi partecipa a queste “case comuni” può solo stranamente
o per fraintendimento definirsi indipendentista. O forse persegue in un
altro modo, dissimulato e difficilmente riconoscibile, l’indipendenza.
Se così fosse, se veramente quella è una alternativa che porta
all’indipendenza e ad una indipendenza dignitosa, allora
“auguri!”, non ci può che essere la speranza che una delle vie si
compia. Certo però è una strategia che ci lascia perplessi ed è
sicuramente un modo di procedere molto diverso dal nostro. |
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