a

  HOME


 

N25 04/10/2009   SPECIALE EOLICO

 

CONTENUTO DEL NUMERO

 

I testi in formato integrale sono disponibili esclusivamente nel formato scaricabile PDF

 

 

Parchi eolici,
raffinerie aperte e
altri paradossi


Indubbiamente utilizzando alcune paroline magiche e tranquillizzanti l’opinione pubblica - e il suo pigro silenzio-assenzio - può essere narcotizzata più agevolmente. Non è quindi questione di lana caprina soffermarci brevemente su un apparentemente marginale problema lessicale, perché in ballo c’è un pizzico di autocoscienza collettiva e svariati chili di presenza civica.
Quelli eolici non sono parchi ma centrali elettriche industriali, i mulini, le pale, sono turbine.
In una terra in cui la Saras svergognatamente scimmiotta Cortes Apertas e propina la sua raffineria aperta c’è bisogno di informazione e chiarezza, anche lessicale. (franciscu pala)

 

 

 

 

 
Immobilità disarmante
Una Giunta Regionale incapace
di scelte economiche strategiche


Sono passati oramai otto mesi dall’insediamento della nuova giunta regionale ma di scelte strategiche portate avanti per il bene del nostro sistema economico nemmeno l’ombra. Non che ci si aspettasse di più intendiamoci, ma l’immobilità appare quantomeno disarmante di fronte a tematiche di grande e notevole importanza che aspettano scelte coraggiose e rivolte al futuro.
I programmi elettorali rimangono carta straccia come troppo spesso è stato nei 50 anni di fallimenti autonomistici.
Si pensi al tema strategico dell’energia. Quante parole sono state spese in campagna elettorale? Quante proposte sono state fatte? La centralità della questione è innegabile in quanto si tratta di una questione che incide a 360° sul nostro tessuto economico-produttivo e su quello sociale: è legato all’infrastrutturazione fisica del territorio, è indispensabile come mezzo di produzione per tutti i settori e per tutte le tipologie d’impresa, è un costo per le famiglie, è un possibile introito nonché fonte di investimento per gli enti locali, è una delle filiere produttive maggiormente interessanti per lo sviluppo di nuova imprenditorialità, è un fondamentale nodo per la ricerca scientifica.

Insomma, stiamo parlando di qualcosa che definire strategico per il futuro della Sardegna appare quantomeno scontato. Eppure, se andate a dare un'occhiata alle delibere di giunta degli ultimi mesi non troverete assolutamente nulla che confermi tale centralità.
L’Italia nel frattempo approva le sue scelte strategiche nel settore dell’energia stipulando accordi quadro con la Francia e definendo ruolo e obiettivi della nuova società “Sviluppo Nucleare Italia”, frutto dell’accordo tra ENEL ed EDF.
E in Sardegna? La promessa di questi giorni, a firma dell’assessore alla programmazione, è quella di approvare entro settembre il PRS – Piano Regionale di Sviluppo, documento che dovrebbe segnare per i prossimi 4 anni le scelte strategiche di governo. Ma se qualcuno di voi ha partecipato agli incontri, fatti sui territori delle otto regioni per aprire il confronto sui contenuti di questo documento, si sarà accorto che non si è andati oltre la semplice passerella politica mascherata male da processo partecipativo. Contenuti e proposte sull’energia e sulle scelte di politica energetica: nessuna.

Il Piano Energetico regionale risulta aggiornato al 2006 e più di tre anni, in un settore del genere, sono veramente tanti; è assente qualsiasi cabina di regia seria in grado di affrontare le sfide e le competenze risultano eccessivamente frammentate tra differenti assessorati. Se si guarda ai documenti di programmazione per il periodo 2007-2013 si troveranno poche e sparute risorse in grado di incidere marginalmente sulle criticità complessive del sistema. L’asse 3 del Programma Operativo Regionale, finanziato dal fondo FESR, risulta la più sostanziosa con 183 milioni di euro, se si considera

che si tratta di risorse che dovrebbero valere per un settennio ci si rende conto immediatamente della pochezza. Non parliamo ovviamente delle risorse provenienti dal Fondo FAS su cui incombono in maniera più che drammatica le nubi delle scelte strategiche del governo italiano in materia di grandi opere (tra cui le 4 centrali nucleari). Basterebbe osservare le piccole Repubbliche di nuova formazione nel contesto europeo per capire quanto sia abissale il gap tra piccoli paesi dinamici e moderni e una piccola regione autonoma periferica molto inconcludente. Non solo, si badi bene, nella quantità di risorse investite nel settore quanto soprattutto nella capacità di immaginare e costruire scenari futuri, di pensarsi artefici del proprio destino.

iRS-Repùbrica de Sardigna, forte del consenso ricevuto e forte, soprattutto, del processo di radicamento territoriale in corso in tutta la Sardegna, rilancerà in questo autunno una forte campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica volta da un lato ad impedire che lo stato italiano imponga le sue scelte ad una classe politica inconcludente e, troppo spesso, incapace di proporre alternative consone e propizie per la qualità della vita delle nostra comunità e dall’altro a rilanciare scelte di reale sovranità sui temi strategici per il nostro futuro: l’energia è senz’altro uno di questi.

Da tempo il nostro movimento, come previsto dalla sua struttura organizzativa, ha attivato un centro di elaborazione (TzdE) su Energia e Ambiente e da tempo i nostri attivisti esperti nel settore producono studi e analisi sul tema, individuando linee strategiche d’intervento per il breve, il medio e il lungo periodo. Strumenti di conoscenza che ci permettono di capire meglio ciò che ci circonda e soprattutto ci consentono di analizzare le scelte della classe politica unionista e autonomista nella loro reale capacità di incidere sui nostri territorio, sul nostro benessere, sul nostro futuro.

Noi continueremo a dotarci di strumenti di conoscenza, strumenti di sovranità, strumenti utili per dare senso, giorno dopo giorno, alla nostra libertà per costruire la Repubblica di Sardegna che verrà. (Frantziscu Sanna)

 

 

 

 

 
Intervista a Paolo Musu, Responsabile del TzdE "Energia e Ambiente" di iRS

 
L’eolico imposto
al territorio

iRS è il primo e l’unico partito
ad aver denunciato la dinamica


Non bastavano le ultime indiscrezioni sul piano energetico del governo italiano che pare riconosca il territorio dell'oristanese come adatto per la costruzione di una centrale nucleare. A buttare altra benzina sul fuoco ci pensa la Is Arenas Renowable Energies srl, società creata ad hoc dal signor Stefano Rizzi di Genova residente a Montecarlo.
L'idea è quella di costruire un parco eolico off shore ad 1,6km di distanza dalla costa dell'Oristanese. Distanza forse troppo ridotta e inusuale per un parco di quel tipo. Il rischio è quello di deturpare in modo definitivo una delle poche coste che ancora non hanno ceduto spazio all'intervento umano nel nome di una ricchezza sociale che in realtà mai nessuno ha conosciuto.

L'ing. Paolo Musu, responsabile iRS del centro di elaborazione che si occupa di energia e ambiente, dichiara: «Mi sembra abbastanza palese che il progetto è carente e la situazione non è chiara, ma il fatto più preoccupante è che i comuni e gli stessi cittadini siano venuti a sapere il tutto dagli organi di stampa. Nessuno li ha precedentemente interpellati su un progetto che potrebbe cambiare non solo l'aspetto ma soprattutto la vita economica del territorio. Una grave mancanza di democrazia.».

iRS è stato il primo partito a denunciare pubblicamente il business dell'eolico in Sardegna, business che evidentemente nascondeva qualcosa dietro le promesse di lavoro e di sconti sulle bollette. Infatti le aziende proprietarie stipulano contratti col territorio accaparrandosi il 99% dei guadagni totali e lasciando sul territorio le briciole. Tutto ciò nel migliore dei casi, altrimenti abbandonando cimiteri di ferro o parchi installati e mai entrati in funzione, come quello installato sul Monte Arci o quello più recente del Grighine. Nonostante tutto iRS ha sempre creduto che il futuro energetico dell'Isola non può che essere nell'utilizzo delle fonti rinnovabili pure, ma progettate in modo intelligente.

L'ing. Musu continua: «Sinceramente mi stupisco di come i rappresentanti politici dei partiti che sono stati e che sono attualmente al governo della Sardegna possano lamentarsi. Soprattutto in un momento come questo dove nel dibattito sulla nuova statutaria domina il tema sull'acquisizione di maggiori autonomie.

Qui non stiamo parlando di maggiori autonomie da acquisire ma di semplice sovranità che un popolo dovrebbe avere sul proprio territorio. I poteri per intervenire su questi temi li abbiamo già e i partiti che hanno guidato e guidano oggi le istituzioni non possono permettersi di lamentarsi continuamente, perché se non agiscono significa che non c'è l'interesse a farlo. E' un non senso che in una terra come la Sardegna, completamente indipendente dal punto di vista energetico, non esista un ente indipendente che si occupi della gestione di un bene vitale come l'energia.
Per capire di cosa sto parlando basti pensare che l'ultimo piano energetico e ambientale della Regione Sardegna risale al 2006, dopodiché non esiste programmazione.»

 

 

 

 

 


 


 

 

 

 

 

 

 

 

iRS, l’alternativa
a Greenpeace

 

Sì alle energie alternative,
no all’eolico selvaggio


iRS - Repùbrica de Sardigna, movimento da sempre impegnato fattivamente nella tutela del territorio e nel campo delle proposte energetiche sostenibili, saluta con simpatia l'iniziativa di Greenpeace a Fiume Santo. Una voce in più nell'inerzia generale che sembra circondare la questione ecologica ed energetica contemporanea non può che essere benaccetta.
Tuttavia, suggeriamo cautela nell'inserire tale questione in contesti politici e categorie concettuali impropri. La Sardegna già oggi produce più energia di quanta ne consumi, sia per usi industriali sia per usi civili. Il carico di tale produzione energetica grava, sia dal punto di vista del degrado ambientale sia a livello tributario, sulla popolazione sarda.
Il problema non è dunque quanto la Sardegna debba contribuire a risolvere la questione energetica italiana, ma se debba continuare a farlo e perché.

iRS ritiene di no. Infatti proporre come alternativa al carbone l'energia tratta dal vento, con la motivazione che ne guadagnerà il sistema italiano, rivela la solita vecchia visione della Sardegna come oggetto di scelte politiche discendenti da interessi estranei, spesso confliggenti con quelli dei sardi.

iRS propone una visione diversa. La visione di una Sardegna soggetto storico del proprio sviluppo e del proprio benessere. Per questo, pur riconoscendo nobili motivazioni all'iniziativa di Greenpeace, non può condividerle al 100%, né accogliere favorevolmente le soluzioni proposte.

Le alternative all'uso di combustibili fossili esistono, ma non si limitano al vento. Senza nulla togliere alle potenzialità di un razionale e condiviso sviluppo dell'energia eolica, a patto che venga sottratto agli interessi privati delle multinazionali (troppo spesso interessate ai lauti guadagni provenienti dai contributi CIP6) o alle esigenze di enti politici esterni, rimane il fatto che la maggiore fonte di energia disponibile per l'umanità sia il sole.

Esistono studi approfonditi e avanzate sperimentazioni su utilizzi efficienti, economici e tendenzialmente inesauribili della fonte solare. In Sardegna non mancano intelligenze che se ne occupano, come per esempio presso il CRS4. Manca invece la volontà politica di mettere a frutto tali competenze. In nome e per conto dei sardi, innanzi tutto. E in una prospettiva di transizione globale verso un'economia basata su fonti rinnovabili, col minor impatto ambientale possibile.

iRS, cosciente della propria responsabilità politica, si sta dotando da tempo di strumenti di analisi e di proposte concrete in merito.
iRS sollecita la maturazione di una coscienza collettiva su questi problemi e sostiene la necessità di trovare una via sarda all'approvvigionamento energetico. Una via praticabile, condivisa e rivolta tanto al presente quanto al futuro. (Omar Onnis)

 

 

 

 

 
Archivio dal programma di iRS per le Elezioni nazionali sarde del 2009


Revisione dei contratti eolici,
indipendenza energetica da fonti fossili


La Sardegna oggi su 14.525,5 Gwh/anno di energia elettrica, ne produce solo 597,5 Gwh/anno (4,09%) da fonti energetiche rinnovabili e ben 13.303,6 Gwh/anno (95,91%) da impianti termoelettrici, quindi dalla combustione di derivati di petrolio e carbone, che producono più di 15 miliardi di kg di CO2 e circa 27 miliardi di kwh di energia termica, cioè calore immesso in ambiente.
Davanti a cifre del genere (dati R.A.S. del PEARS 2006 - Piano Energetico Ambientale Regione Sardegna) è innegabile che esiste uno stretto rapporto tra gli aspetti energia e salute, con conseguenti ricadute sul mondo del lavoro e quindi sull'economia dell'Isola. Per questo iRS si impegnerà ad attuare le soluzioni di seguito indicate.

Ecco le soluzioni che il nostro Movimento propone per il breve termine:

1. costituzione immediata di una Agenzia sarda preposta al controllo, alla gestione e regolamentazione in materia di energia e ambiente. Conseguente eliminazione dei Consorzi Industriali, attualmente fonte di spesa pubblica inutile e insostenibile, esistenti per il mantenimento di poltrone dirigenziali e di consigli di amministrazione. I dipendenti dei Consorzi saranno interamente assorbiti dalla nuova Agenzia.

2. istituzione di una certificazione energetica a punti obbligatoria per gli edifici appartenenti al settore terziario e residenziale, (oltre il 30% dell'energia consumata, dato ENEA), che siano essi già costruiti o in costruzione, con la possibilità di sgravi fiscali crescenti nel caso essi raggiungano determinati indici di risparmio energetico.

3. assunzione a tempo indeterminato dei ricercatori scientifici precari facenti parte dei centri di ricerca universitari e regionali, con l’obbligo di dedicare almeno 10 ore settimanali alla promozione sui temi energia e ambiente e all'informazione e sensibilizzazione dei cittadini su detti temi, con lo scopo di agevolare il cambiamento culturale necessario per rendere più efficaci le decisioni politiche;

4. revisioni dei contratti sull'eolico, per quanto concerne la percentuale di guadagno dei comuni, con percentuali minime del 50% spettanti al comune ospitante il parco eolico. Ad oggi, infatti, spettano agli stessi percentuali che vanno dall'1 all' 1,50 %, senza tener minimamente conto dei proventi derivanti dai certificati verdi e dai CIP6 (dove ancora previsti), che sommati alla vendita dell’energia forniscono alle multinazionali, guadagni di decine di milioni di euro.

Obbligo, per i nuovi parchi eolici, di stipula di contratti con il rispetto di dette percentuali, in tutto il territorio regionale. I proventi saranno versati in parte nelle casse dei comuni, che consentiranno agli stessi di creare lavoro e ricchezza locale, e in parte saranno utilizzati per il fondo economico specificato al punto n. 1 delle soluzioni a medio/lungo termine;

5. denuclearizzazione della Regione Sardegna, con il divieto di uso e trasporto di materiale radioattivo su tutto il territorio sardo, se non destinato ad uso esclusivamente medico o strettamente connesso ad usi civili. Messa al bando delle centrali nucleari;

6. istituzione della “tassa sull'inquinamento” per disincentivare la permanenza delle industrie pesanti in Sardegna. Con il ricavato sarà istituita una società a capitale misto pubblico/ privato, con pacchetto di maggioranza della R.A.S., specializzato in bonifiche ambientali in cui, previa formazione, potranno essere riassorbiti tutti gli operai e il personale militare che ha lavorato in industrie o basi militari;

7. istituzione immediata di incentivi, per il 60% a fondo perduto, per chiunque voglia dotarsi di pannelli solari per il riscaldamento dell'acqua, di impianti mini eolici, di pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica, o di qualunque altro tipo di intervento che consenta il risparmio energetico domestico, con la clausola che vengano eliminati gli scaldabagni elettrici e le caldaie alimentate da derivati del petrolio;

8. aumento delle percentuali di raccolta differenziata e conseguente graduale dismissione degli inceneritori, con bonifica dei territori a loro prospicienti. Implementazione di politiche legate alla riduzione dei rifiuti alla fonte e agli acquisti consapevoli, con incentivi ai commercianti e ai cittadini per migliorare le abitudini di acquisto dei beni.

Nel mentre saranno immediatamente aperti i bandi di gara per la creazione in ogni provincia di impianti di raccolta, differenziazione e riciclaggio al 100% dei rifiuti solidi urbani (es. Società Centro Riciclo Vedelago srl, in Provincia di Treviso e Consorzio Anglona Ambiente, in Provincia di Sassari)

Soluzioni a medio e a lungo termine:

1. creazione di un Centro di ricerca in collaborazione con le università, che metta a punto un pacchetto energetico completo da proporre a tutti i comuni sardi. Con lo scopo di studiare le soluzioni ottimali (mix di fonti energetiche), a seconda delle possibilità offerte dal territorio, per il raggiungimento dell'indipendenza energetica locale. Ciò permetterà di usufruire gratuitamente, o quasi, dell'energia elettrica e dell'acqua potabile;
Per finanziare il Centro di ricerca sarà creato un fondo economico misto pubblico/privato (per il pubblico, si veda il punto n. 4 delle soluzioni a breve termine, per il privato si intende il contributo di aziende del settore e di cittadini che decidono di investite sull’energia rinnovabile).

2. finanziamento ai centri di ricerca per l'apertura degli studi sull'energia geotermica. Fonte presente in grande quantità e in grado di dare ottime rese, ma mai presa seriamente in considerazione in Sardegna;

3. creazione di stazioni di ricarica e scambio batterie nei principali centri urbani e lungo le principali arterie stradali della Sardegna, per permettere la messa in commercio e l’utilizzo dei primi veicoli ad energia elettrica entro il 2014;

4. riconversione graduale delle basi militari, bonifica e costruzione al loro interno di impianti pilota per la produzione di idrogeno da fonti rinnovabili, per esempio attraverso impianti di tipo "solare termodinamico a concentrazione". Conversione, da carburante ad idrogeno, del 30% del parco autobus dei servizi ARST entro il 2014 (1 Mw è sufficiente per alimentare un autobus per 200mila km). Tutti i dipendenti e i militari occupati nelle basi avranno il diritto di precedenza per l'assunzione nelle nuove strutture;

5. raggiungimento, tramite l'utilizzo di energie pulite, del 60% del fabbisogno energetico sardo entro il 2030.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

N25 04/10/2009

 

 

 

SCARICA PDF

PPowered by RdS-Repùbrica de Sardigna