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Risposta della Curadoria de Sulcis di iRS ai sindacalisti italiani. |
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Vivevano qui, in un paese del Sulcis, due pescatori. Entrambi si chiamavano G., ancorché fossero noti con nomignoli diversi; due figli il primo, quattro l’altro, entrambi pescavano pesci, e li mangiavano anche… Entrambi sono stati ammazzati dal cancro. Molti da queste parti sono morti, stanno morendo, moriranno ancora per anni di qualche forma di tumore. Dicono che nei paesi del circondario il piombo venga assunto dal vino, dagli ortaggi o semplicemente dall’aria che si è costretti a respirare. Qui probabilmente lo assumiamo attraverso il pesce. Purtroppo i nostri pesci presentano l’inconveniente di essere ancora e nonostante tutto piuttosto saporiti. Qualche sera fa un giovane ingegnere – uomo suppositivamente di scienza, giovane studiato – con buona dose di cinismo dichiarava tra lo stupore generale degli astanti che il legame tra la concentrazione di piombo e la percentuale di morti per tumore nell’area sulcitana è tutta da dimostrare. Non è occorso molto per scoprire che il poveretto è impiegato da qualche parte a Portovesme e che, come buona parte dei Sardi che traggono il loro sostentamento da quel luogo di pericolo, trema semplicemente all’idea che si possa pensare, suggerire e finalmente dire con voce chiara che quel legame c’è, ed è mortale. Coltiviamo la maligna certezza che, in quanto uomo di scienza, egli giungerebbe a capovolgere destramente le ragioni che ci inducono a parlare di un Sulcis inquinato, più o meno come quel tale che volendo negare al cervello la capacità del ragionamento procedeva in questo modo: poiché è noto come le donne siano esseri irrazionali, e poiché sia gli uomini che le donne sono dotati di cervello, occorre evidentemente individuare l’organo del raziocinio in qualche apparato del corpo maschile non condiviso dalle donne: ne discende che i pensieri più alti e nobili hanno origine dai testicoli. Similmente, i pesci saranno evidentemente loro i responsabili dell’inquinamento nel Sulcis, poiché per cause che ancora ci sfuggono, hanno da qualche tempo assunto la sgradevole abitudine di produrre piombo. Non vi sonno difficoltà a comprendere come riescano a diffonderlo nell’ambiente, giacché certamente lo espellono sotto forma di pesantissime feci. In passato si taceva. Oggi appare incredibile che a consigliarci di farlo siano certi rappresentanti sindacali. Abbiamo tutti recentemente letto con sconcerto le dichiarazioni di alcuni di essi – tanto vicini alle esigenze dei rappresentati quanto l’ultimo dei pianeti dal Sole – i quali, per ragioni apparentemente oscure, in qualche modo e misura condannano l’operato di iRS rispetto al problema della trasformazione della Sardegna nella pattumiera degli altri – Sardigna di infausta ma attualissima memoria. Lo stile e il tono adottati, tuttavia, chiariscono molte cose. L’ira sottesa è sospetta, giacché vi percepiamo il timore di perdere ulteriori consensi presso chi lavora. Per la verità, noi sappiamo anche troppo bene quanto sia difficile, a tratti aspro, vivere oggi in questa terra martoriata; conosciamo i lavoratori di Portovesme: sono nostri familiari e amici costretti dalla necessità a accettare di svolgere compiti pericolosi. Anche per queste ragioni siamo diventati indipendentisti. Chissà se davvero questi ’rappresentanti’ ritengono, come pure dicono, che il nostro movimento nuoccia agli interessi dei lavoratori; se così, vivono sulla Luna poiché noi, al contrario, non intendiamo che nessuna delle persone a diverso titolo impiegate presso gli impianti di Portovesme perda il proprio posto di lavoro; pretendiamo bensì che tutti possano lavorare con ogni garanzia per la salute loro e dei loro connatzionali sulcitani. La nostra proposta rispetto al problema dei rifiuti tossici – che neanche per un momento crederemo generati dalla cacca di innaturalissimi pesci - è attuabile: ripulire produce infatti posti di lavoro. Sappiamo che riconvertire le professionalità degli operai verso questo scopo non è utopia, essendosi ciò gia verificato altrove. Di qualcosa dubitiamo, però: che la strategia sindacale adottata negli ultimi anni in questo angolo di Sardegna abbia, non diciamo prodotto, ma almeno salvaguardato posti di lavoro in maniera efficace. Alzi la mano chi intenda dimostrare il contrario senza timore di sentirsi ridicolo.
iRS, Curadoria de Sulcis |
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