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L'articolo di Casula. L'Unione Sarda, 20 ottobre 2003.

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L'altra faccia della storia.

Dopo l'atto terroristico di Elmas.

La costante resistenziale

 

di Francesco Cesare Casula

 

Confesso che mi ha fatto un brutto effetto l’ultimo atto terroristico all’aeroporto di Elmas, anche se classificato come dimostrativo e parrebbe innocuo. La prospettiva di volare sul Tirreno con una possibile bomba a bordo non credo piaccia a nessuno.

Ma non è solo questo, per me, il motivo; è come se si realizzasse una pessima teoria storica, che aborro: la costante resistenziale sarda, ammesso che il terrorismo odierno operi nell’isola con carattere di peculiarità, e che sia uguale a quello del continente nelle espressioni ma non nelle motivazioni.

 

Se così fosse, siamo in un ambito di distorta lettura del passato. E mi spiego. La credenza generale di noi sardi è che siamo dei vinti, da quando sbarcarono nelle nostre spiagge i Fenici, mille anni avanti Cristo, ad oggi, D’Alema o Berlusconi imperanti. La fissa è che i sardi siano i nuragici e i loro discendenti, e che tutti quelli che sono venuti dopo siano i conquistatori, gli sfruttatori degli indigeni. Sfruttatori

sarebbero stati i cartaginesi, i romani, i vandali, i bizantini, i pisani, gli aragonesi, gli spagnoli, i piemontesi e, ora, gli italiani. Non c’è bisogno di dire che è una visione della storia del tutto cretina; ma non c’è verso d’abbatterla, piace così. Ho visto libri, filmati, calendari e perfino magliette con pupazzi rappresentanti le varie dominazioni; e di dominazioni si parla alle radio e alle televisioni regionali allorquando si volge l’occhio al cammino.

 

Ed ecco la costante resistenziale sarda, teorizzata da alcuni intellettuali nella seconda metà del Novecento per riscattare la nostra condizione di eterni perdenti: esaltare tutti quegli episodi e quei moti di ogni tempo effettuati dai sardi contro l’autorità costituita, contro il governo sentito alieno, e le sue leggi. In quest’ottica, si esalta Ampsicora per aver resistito nel 215 a.Cr. alla conquista romana (in realtà, Ampsicora era un cartaginese che combatteva per i propri interessi nel Sinis); si esalta Eleonora d’Arborèa per aver tentato di ributtare a mare gli Aragonesi alla fine del Trecento (non è proprio così, Eleonora era la governante di uno Stato tendenzialmente imperialista); si esalta la vittoria sui rivoluzionari francesi e la cacciata dei piemontesi nel 1794 (la celebrazione de Sa Die de sa Sardigna ne è la prova).

 

Effetto di questa filosofia è l’humus che alimenta tutti gli “ismi” sardi: il sardismo, il separatismo, l’indipendentismo, talvolta pacifici talvolta violenti. Pacifica è la resistenziale latente, quella espressa nel segreto dell’urna a favore dei partiti locali, antitetici di quelli nazionali. Violenta è la resistenziale patente, come quella del 1981 che vide implicati il soldato di leva Felice Serpi, il dirigente del Partito Sardo d’Azione Oreste Pili, e il professore universitario sassarese Bainzu Piliu. È difficile, forse impossibile dire se i recenti atti di terrorismo rientrino in questa categoria storica. Certo è che non si può giocare impunemente col passato, perché, si sa, la storia è maestra di vita anche scellerata. Ha pochissimi alunni; ma sono quelli che, poi, sollecitano i popoli e li indirizzano.

 

 

> La nostra risposta (lettera aperta di un militante di iRS)

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